Mia figlia, è nata in una famiglia tradizionale, proprio una di quelle che tanto piacciono a chi è al governo della nostra città e del Paese: una mamma e un papà sposati in Chiesa; la perfetta rappresentazione della famiglia da cartolina, insomma.

Perfezione che è durata poco e con una bimba ancora piccolissima, la mia famiglia siamo diventate io e lei.

Non ci è mai passato per la mente che potessimo essere considerate qualcosa di diverso e soprattutto, nessuno, in tutti questi anni, ci ha mai discriminato.

Ecco perché, quando ho letto dell’intenzione da parte del Comune di Genova di istituire un “Registro delle famiglie” perché “è d’uopo che il Comune, al fine di apprestare le adeguate forme di sostegno, si doti preliminarmente di un Registro delle Famiglie ove censire i nuclei familiari che annoverino figli residenti nel Comune di Genova, madri e/o padri uniti in matrimonio e con essi coabitanti”, ho avuto un sussulto.

Cioè, io, oltre ad aver dovuto spesso assolvere al ruolo di madre e di padre per mia figlia, ora scopro che nel caso in cui ne avessi avuto bisogno, potrei non aver ricevuto agevolazioni economiche perché divorziata?

Il regolamento, in tal senso è assolutamente chiaro: “L’iscrizione al Registro delle Famiglie cessa nei seguenti casi: a) annullamento o scioglimento del matrimonio civile o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario tra i genitori per causa diversa dalla morte di uno dei
coniugi….

Non sono esperta di materie giuridiche, ma immagino che una simile formulazione violi tutta una serie di norme nazionali e comunitarie; ovviamente, ci sarà chi, più preparato ed attrezzato della sottoscritta agirà di conseguenza (mi auguro).

Quello che però, mi lascia davvero senza parole (ed ho usato volutamente la mia storia personale perché fosse chiaro a chiunque di quanto questa cosa possa essere discriminatoria), che nel 2018 si possa ancora pensare che solo attraverso una limitazione dei diritti, si possa garantire una qualche forma di tutela.

La famiglia è qualsiasi luogo in cui ci sia amore e rispetto e ai nostri figli e alle nostre figlie, non importa se ci sono 1 o 2 genitori, se quei genitori siano di sesso opposto o dello stesso sesso, non importa neanche se ci sia un vero legame biologico con loro (quanti e quante tra noi, sono diventati “zio” o “zia” pur senza avere dei veri nipoti?); quando mai capiremo che escludere qualcuno dalla fruizione dei diritti, significa garantire dei privilegi ad una limitata élite?

Sapevamo già della bigotteria di questa Giunta, quella che ha negato il patrocinio gratuito al Pride dello scorso giugno, ma, fino a che punto vorranno spingersi nella loro crociata?

E soprattutto, fino a che punto dovranno arrivare, perché noi ci risvegliamo da questo torpore che da troppo tempo ci impedisce di reagire?

Quali altri diritti dovranno essere messi in discussione prima che ci rendiamo conto che ciascuna o ciascuno di noi può prima o poi essere il prossimo o la prossima a cui toccherà?

Domani, ci si ritrova davanti a Palazzo Tursi, qui il link dell’evento.

 

  • Articoli recenti
Bio & Info
autrice

Classe 66. Nata e cresciuta a Genova. Ho studiato russo al Liceo Deledda, mi sono laureata in Economia e Commercio. Lavoro come impiegata amministrativa. Ho una figlia.
Sognatrice, ma coi piedi ben piantati a terra. Co Portavoce del Comitato Possibile Full Monty di Genova.

Contattami
autrice
×
autrice

Classe 66. Nata e cresciuta a Genova. Ho studiato russo al Liceo Deledda, mi sono laureata in Economia e Commercio. Lavoro come impiegata amministrativa. Ho una figlia.
Sognatrice, ma coi piedi ben piantati a terra. Co Portavoce del Comitato Possibile Full Monty di Genova.

Ti è piaciuto questo articolo?

Commenti

commenti