Correva l’anno 2008 e Beppe Grillo, dal suo Blog, scriveva:

Vi consiglio di non leggere il libro: “Morti Bianche“. E’ un libro pericoloso. Le testimonianze dei famigliari delle vittime sul lavoro, assassinati sul lavoro, sono così sconvolgenti che dopo non sarete più gli stessi. Dopo, se il vostro padre, figlio, fratello, se la vostra madre, figlia, sorella si recheranno al lavoro conterete le ore che vi separano dal loro ritorno. Forse, vi verrà spontaneo chiedergli di accompagnarli, per proteggerli.

Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l’aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro.

Nel frattempo, e a dire il vero già qualche anno prima, aveva iniziato a pubblicare il “calendario dei santi laici”, elenco dei martiri non santi, le cui morti, per le cause più varie, costellano purtroppo la storia italiana tra queste persone, anche alcune sicuramente includibili nella categoria delle “morti bianche”.

Nel primo semestre del 2018 i morti sui luoghi di lavoro, sono stati 366 (fonte Osservatorio indipendente morti per infortuni sul lavoro) e purtroppo il numero è cresciuto ulteriormente in questo mese di Luglio.

Solo per ricordarne alcuni (le morti più recenti), a Napoli è morto Salvatore, di 21 anni, mentre per 30 euro in nero puliva la vetrata di un ascensore; a Carrara ha perso la vita un uomo di 37 anni, colpito da una lastra di marmo: aveva un contratto di 6 giorni; stessa sorte a Padova per il titolare di una piccola impresa che lavorava in appalto, caduto senza protezione da un’impalcatura; a Genova Pegli, Matteo Marrè Brunenghi, che lavorava in una piccola azienda che da anni si occupa della potatura del verde in subappalto per Aster (Azienda Servizi Territoriali, che opera nel Comune di Genova che ne è unico socio), è morto schiacciato da un mezzo agricolo utilizzato per tagliare rami e arbusti.

Nulla è cambiato rispetto alla situazione così ben descritta da Grillo nel 2008. Lavoro nero, precarietà, appalti al massimo ribasso: questo è il vero cancro che affligge il Paese eppure, in quasi due mesi di governo giallo-verde, neppure una parola è stata spesa per questa carneficina.

Grandi parole sono state spese per il cosiddetto “decreto dignità”, sbandierato, come la soluzione al precariato e la misura che, in quanto osteggiata dai cosiddetti “poteri forti” (leggi Confindustria, che contesta soprattutto la riduzione della durata massima dei contratti a termine da 36 a 24 mesi e l’introduzione della “causale obbligatoria” nei rinnovi di detti contratti), avrebbe superato una volta per tutte il “Jobs Act” di renziana memoria.

Ad oggi, ci tocca però constatare che il Decreto ancora non è stato votato dal Parlamento e che già emergono parecchie incongruenze che invece di sanare situazioni critiche, andranno a peggiorarle: come denunciato dal deputato di Possibile Luca Pastorino, migliaia di insegnanti con diploma magistrale entro il 2001/2002, ad esempio, verranno licenziate e licenziati a fine anno prossimo; l’emendamento per ampliare le tutele dei lavoratori precari digitali, riders compresi, proposto sempre da Luca Pastorino, è stato bocciato dal governo, confermando in sostanza l’impianto del “Jobs Act”…

Intanto, anche se il neo ministro del lavoro Luigi Di Maio, si dichiara contrario alla reintroduzione dei voucher, nei fatti e di fronte alle insistenze dell’altro vice premier (il ministro del tutto Salvini), sembra già quasi certo che verranno presto ripristinati in agricoltura e nel turismo per sopperire a una richiesta di specifiche competenze.

Le competenze richieste, immaginiamo siano quelle emerse dopo l’uccisione di Sacko Soumayla in Calabria che ha avuto il “merito” di portare all’attenzione pubblica come vivano e siano sfruttati i braccianti (per la quasi totalità immigrati) che raccolgono la frutta e la verdura che quotidianamente portiamo in tavola; o quelle di Paola Clemente, bracciante morta di fatica nel 2017.

I due ministri insomma, sembrano voler ignorare il fatto che, a soprattutto nei settori di cui sopra, esistono da tempo, i contratti stagionali, formulati appositamente per l’assunzione di persone che possano sopperire ad un picco dell’attività produttiva limitata però ad un periodo di tempo ben preciso (com’è il caso dell’alta stagione nelle località turistiche, o la raccolta dei pomodori, solo per citare un paio di esempi in entrambe le categorie);

invece che azioni forti contro il caporalato, (partendo da un potenziamento della capacità di vigilanza e di operatività dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro) si reintroducono i voucher, strumento, a detta del Movimento 5 Stelle ante Governo, introdotto per sfruttare la gente.

Insomma, non ci pare che a parte molti proclami, questo Governo si stia muovendo a favore del mondo del lavoro e intanto ogni giorno, persone muoiono per sfruttamento, mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro e precarietà, esattamente come nel 2008, solo che per qualcuno, non è più una priorità.

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Classe 66. Nata e cresciuta a Genova. Ho studiato russo al Liceo Deledda, mi sono laureata in Economia e Commercio. Lavoro come impiegata amministrativa. Ho una figlia.
Sognatrice, ma coi piedi ben piantati a terra. Co Portavoce del Comitato Possibile Full Monty di Genova.

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