L’ex procuratore capo della Procura della Repubblica di Genova, Michele Di Lecce, scrive su Repubblica spiegando il perché si diffuse questa falsa affermazione sulle mafie.

Le mafie in Liguria non esistono. Questa drastica quanto falsa affermazione è stata largamente ed immotivatamente ripetuta da molti, anche al di fuori dei confini regionali, almeno fino ad una decina di anni fa. La sua condivisione si fondava in qualche modo su generiche considerazioni di natura sociale, economica, politica, ma soprattutto traeva forza dall’effetto tranquillizzante che aveva nei confronti di una popolazione tradizionalmente riservata come quella ligure, e di istituzioni locali nel loro complesso troppo spesso se non altro assenti o distaccate.
Solo da pochi anni qualcosa è cominciato a cambiare, in particolare con riferimento alla presenza della ‘Ndrangheta in questo territorio che, per la sua posizione geografica e per la sua struttura economico – sociale, era e resta certamente appetibile per i traffici e gli altri affari illeciti gestiti da organizzazioni criminali.
Infatti, solo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose delle amministrazioni comunali di Bordighera e Ventimiglia, insieme alla conclusione delle complesse indagini relative alla esistenza nella stessa area di associazioni criminali di stampo mafioso prevalentemente volte ad acquisire il controllo economico del territorio, sembrarono scuotere l’opinione pubblica facendo nascere qualche dubbio sulla credibilità di una affermazione in passato da molti ripetuta del tutto acriticamente.
Per di più in quel medesimo periodo, vennero resi noti i risultati di una ricerca universitaria, volta a misurare l’indice di presenza mafiosa nelle regioni italiane, dalla quale emergeva che la Liguria nel suo insieme si collocava al sesto posto (cioè dopo Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Lazio) in tale specifica graduatoria.
Il risveglio della attenzione dura però poco, tanto che di recente sembra essere tornata a diffondersi se non l’indifferenza di un tempo, almeno una sostanziale sottovalutazione della operatività effettiva della ‘Ndrangheta in Liguria, nonostante il concreto rischio di una sua ancora maggiore espansione evidenziata da attendibili ricerche.
Ciò è dovuto almeno, ma non soltanto, a due ordini di ragioni. Il primo è costituito dal fatto che ci si trova qui in presenza di una mafia silente, che fa ricorso quasi esclusivamente al medoto collusivo – corruttivo (per altro partendo dalle realtà locali ed interessandosi di affari ed imprese di medio-piccola entità) evitando quindi atti o comportamenti esteriori che potrebbero suscitare un qualche clamore o sollecitare l’attenzione degli organi di informazione. E che si avvale, in genere per la copertura, dei ruoli più influenti all’interno della organizzazione locale di soggetti che hanno nel contesto sociale nel quale vivono profili assolutamente bassi  com artigiani, commercianti, piccoli imprenditori.
Il secondo è dato dall’esito, in misura prevalentemente favorevole agli imputati, dei due più rilevanti procedimenti penali (Maglio 3 e La Svolta) celebratisi negli ultimi anni.
Forte, non solo sotto il profilo mediatico, è stato infatti l’impatto di tali decisioni che, al di là di qualche possibile problematica giuridica, sono risultate in buona parte frutto di una incapacità a comprendere un fenomeno criminale complesso erroneamente e per troppo tempo ritenuto circoscritto ad altre aree geografiche.
Sembra quasi che si sia creato un circolo vizioso; infatti, una qualche consapevolezza da parte dei cittadini e degli amministratori della presenza della ‘Ndrangheta è nata quasi esclusivamente a seguito dei risultati delle indagini, per cui una sia pur non definitiva assoluzione finisce con l’avere l’effetto di far venire meno tale consapevolezza, e ciò rafforza di fatto la più comoda convinzione (frutto di un ritardo culturale, di una pigrizia mentale, di un approccio egoisticamente distaccato a singoli fatti-reato, per altro già di per sé preoccupanti) che in questa area la ‘Ndrangheta non c’è, o comunque non si vede.

(fonte)

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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