L’installazione di una struttura per favorire l’accesso ai disabili alla spiaggia libera di Vernazzola ha creato qualche discussione negli ultimi giorni.

Facciamo un passo indietro; al 2016 quando l’Associazione Vernazzola lancia la proposta di attrezzare la spiaggia libera per l’accesso ai disabili elaborando un progetto per la sua realizzazione.

Complice dell’idea anche il fatto che la spiaggia libera di Vernazzola è, a Genova, una delle rare spiagge raggiungibili tramite una strada carrabile che offre, quindi, la possibilità per i disabili di arrivarvi dirimpetto anche con la propria vettura.

Il progetto in sé è semplicissimo: una passerella in plastica (riciclata) che colleghi l’ingresso alla spiaggia fino alla battigia, alcune cabine di servizio, una doccia, un servizio igienico e dei lettini strutturalmente compatibili per consentire alle persone disabili di spostarvisi agevolmente dalle proprie carrozzine e viceversa.

A marzo 2016 il Municpio Levante accoglie favorevolmente il progetto e Nerio Farinelli, l’allora presidente, inoltra subito tutte le richieste per i dovuti permessi al Comune.

Pochi giorni fa, finalmente, sono iniziati i lavori di realizzazione e, insieme, i primi malumori.

La contestazione arriva da un comitato di cittadini residenti; contestazione che non viene certo presa bene dal presidente della Consulta Regionale disabili, Claudio Puppo. E come dargli torto.

I toni si accendono un poco, come prevedibile in questi casi, fino a quando arriva una sorta di “smentita” da parte del comitato che, per voce di rappresentanza, spiega di non essere affatto contrario al progetto né, tanto meno, alla frequentazione della spiaggia da parte di persone disabili.

Il punto cruciale del loro dissenso sarebbe l’installazione di un bagno chimico direttamente sulla spiaggia.

Secondo il comitato questo bagno chimico, posto sotto al sole, potrebbe essere causa di problemi igienici, di miasmi che invaderebbero subito le vicinissime abitazioni e, inoltre, potrebbe soccombere al mare durante le correnti di libeccio.

Devo essere sincero e dirvi che, pur non conoscendo esattamente il tipo di struttura che si intenda installare, la mente mi riporta a quei classici resinati che siamo abituati a vedere nei cantieri o nelle aree in cui si svolgono manifestazioni e se questo è davvero il punto centrale della contestazione mi trovo sostanzialmente d’accordo.

Non tanto per i miasmi che preoccupano i residenti, quanto per le condizioni di vivibilità interne che l’esposizione al sole cocente di queste strutture comprometterebbe fortemente. Se davvero stiamo parlando di quel tipo di strutture a cui si riferisce la mia mente, non oso immaginare a quali temperature verrebbero sottoposte le persone che volessero farne utilizzo.

Fatta questa considerazione, che mi auguro sia già stata attentamente vagliata da chi tecnicamente si è occupato della realizzazione del progetto, la vera motivazione che mi ha spinto a scrivere questo articolo è racchiusa in una frase contenuta al termine della smentita.

E’ una dichiarazione di un altro cittadino, riportata testualmente così:

Non abbiamo nulla in contrario al renderla accessibile ai disabili, ma non con strutture impattanti. Va bene una passerella ma il resto… e poi ce n’è una, di spiaggia per disabili, a pochi metri, a Sturla. perché farne una qui attaccata?

Siamo abituati, molto spesso, a indignarci per le discutibili dichiarazioni rilasciate da personalità di rilievo ma, altrettanto spesso, non ci rendiamo conto di essere i primi a mettere insieme concetti di dubbio gusto.

E se, da una parte, la notorietà diviene cassa di risonanza amplificandone l’effetto, dall’altra il linguaggio comune può essere altrettanto insidioso e, forse, ancora più pericoloso.

Da comprendere, in tutta sincerità, cosa possa esserci di “impattante” nell’installazione di qualche cabina, chiosco o servizio igienico e cosa differenzi queste strutture da quelle normalmente presenti in qualunque spiaggia. Ancor più che, a differenza di molti stabilimenti sia privati che pubblici, nel caso di Vernazzola si parla comunque di strutture stagionali temporanee, che vengono rimosse ad ogni fine stagione.

Passi il “va bene una passerella” se non fosse che “ma il resto” lascia quasi intendere sia comunque un fastidio o che, comunque, vi sia una qualche forma di “tolleranza” come se si trattasse di una concessione per la quale si dovrebbe pure essere riconoscenti.

La libertà di interpretazione, ammesso ve ne possano essere altre, è comunque fino a questo punto ammessa. Dove sicuramente non c’è più spazio nell’interpretazione è nell’ultimo verso:

«e poi ce n’è una, di spiaggia per disabili, a pochi metri, a Sturla. Perché farne una qui attaccata?»

Non solo si trova in netta contraddizione con l’iniziale “nulla in contrario al renderla accessibile ai disabili” ma rivela, in realtà, quella che è la vera corrente di pensiero dell’intervistato.

E’ il peso delle parole.

Può sembrar banale ma, in realtà, non lo è per nulla. 

Non lo è perché si sta mettendo in discussione una cosa semplicissima, uno dei diritti più fondamentali per le nostre esistenze: la libertà di scegliere.

E nella libertà di scegliere vanno rimossi tutti gli ostacoli che in qualche modo la impediscano. Anche per accedere ad una spiaggia. Anche per accedere a tutte le spiagge di questo mondo, l’una accanto all’altra. Tutte.

Non per compassione, non per tolleranza, non per adeguatezza.

Semplicemente per uguaglianza.

 

 

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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