Sabato si è svolta la prima assemblea costituente di Fridays for Future Italia e, siccome sono diversamente giovane, e siccome a Genova sono quella che ha organizzato tutti i presidi a partire da gennaio, ho partecipato insieme ad Enrico e all’altra referente genovese Francesca (loro giovani per davvero, non solo nello spirito).

Il programma era denso e, per chi come me, da un po’ di tempo a questa parte ha preso l’abitudine di partecipare a congressi, assemblee, stati generali… anche abbastanza atterrente: 10 ore per permettere a circa un centinaio di rappresentanti di altrettante città di parlare sul palco e di stilare un documento di sintesi finale.

Abituata a interventi di 5 minuti in cui ne servono almeno 7 per la premessa, ho avuto una prima conferma della validità del movimento: se hai qualcosa da dire, anche se è la prima volta che parli in pubblico, riesci a farlo nei 3 (TRE!) minuti a disposizione.

Gli interventi si sono susseguiti fluidi, spesso chi interveniva citava gli interventi precedenti per rispondere o per rafforzarne il concetto, dimostrando così che la platea era fatta di persone attente e che invece di chiacchierare tra loro (disturbando) ascoltavano chi era sul palco.

Sicuramente in questi giorni avrete letto articoli che citano questo o quell’intervento a seconda del taglio che si voleva dare all’articolo stesso. Non avrebbe senso fare ora un resoconto, il report finale dell’assemblea, approvato dalle persone presenti (dopo un attento lavoro di rilettura ed analisi) potete trovarlo cliccando qui.

Sono rimasta seduta in prima fila per tutto il tempo dell’assemblea, e come tutte le persone presenti (davvero tante e da tutta Italia) ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi.

Alcuni concetti sono emersi chiari: l’anticapitalismo, inteso come un sistema che mette il profitto prima della vita, inquinando e devastando i territori; l’opposizione ad ogni devastazione ambientale, incluse le grandi opere, dannose per i nostri ecosistemi; ma anche l’antifascismo e l’ispirazione al modello organizzativo di Non Una di Meno (e non sempre da parte delle donne, anzi!); il concetto fondamentale emerso è che il movimento è sicuramente apartitico, ma  comunque fortemente politico.

Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo avuto un crescendo di movimenti antipolitici che basavano tutto il loro consenso proprio sulla demonizzazione della politica e che, grazie al consenso raggiunto, oggi sono al governo; è un sollievo scoprire così che invece per le generazioni più giovani, “politica” non è una parolaccia e ne rivendicano il significato con forza.

Vogliono tutto e subito ma non per arroganza, ma solo perché non c’è più tempo da perdere e chiedono a chi è il potere ed i mezzi per agire di aiutarli.

Articoli di giornale e servizi televisivi hanno descritto gli  scioperi in Italia e nel mondo come manifestazioni di giovani che lottano per il loro futuro, facendovi credere che sia una cosa che riguarda solo loro e magari portandovi a pensare che sia solo una mossa per perdere giorni di scuola; nulla di più sbagliato!

Lo sciopero è studentesco, è vero, ma la protesta è fatta di ragazze e ragazzi talmente giovani che non potranno votare che tra alcuni anni.

Nel frattempo, sono costretti a delegare ed è per quello che noi adulti dobbiamo metterci al loro fianco, ascoltare le loro idee e proposte ed aiutarli a realizzarle.

Non è facile, anche noi dobbiamo combattere con chi ritiene che la crisi climatica sia solo un’invenzione e che basti una giornata di freddo intenso a scongiurare il pericolo dell’innalzamento delle temperature (e purtroppo, chi la pensa in questo modo, ha molto più potere e risorse di noi), ma se abbiamo a cuore il futuro delle nostre figlie e dei nostri figli dobbiamo agire, ora!

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Classe 66. Nata e cresciuta a Genova. Ho studiato russo al Liceo Deledda, mi sono laureata in Economia e Commercio. Lavoro come impiegata amministrativa. Ho una figlia.
Sognatrice, ma coi piedi ben piantati a terra. Co Portavoce del Comitato Possibile Full Monty di Genova.

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