“Dunque, dove eravamo rimasti?”, avrebbe detto Enzo Tortora.

Chi segue questo blog sa che ci siamo presi a cuore le vicende Pernigotti, soprattutto me le sono prese a cuore io, che con quel profumo di cioccolato che si spandeva nell’aria nei giorni della “colata” (giorni in cui il cioccolato veniva fuso) ho passato l’infanzia e l’adolescenza.





Dal mio primo post è passato un anno (Pernigotti: una storia) e nel frattempo è successo di tutto: minacce di chiusura totale dello stabilimento di Novi Ligure, la cassa integrazione per i lavoratori, le ipotesi di cessione dei rami d’azienda, prove generali per uno spinto “contoterzismo”, la richiesta di investimenti pubblici per continuare, ecc. fino all’ultima capriola della proprietà.

Il gruppo Toksoz, con un’improvvisa inversione di marcia, dichiara di voler rivedere la chiusura del sito, dopo aver sottoscritto un accordo con il gruppo Optima per la cessione del ramo gelati.

E arriviamo al 14 novembre 2019.

Al MISE si svolge il tavolo sulla Pernigotti.





Attorno al tavolo la Sottosegretaria Alessandra Todde e il Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial (per il MISE), Elena Chiorino (Assessore al Lavoro della Regione Piemonte), rappresentanti del Comune di Novi Ligure, dei lavoratori dell’azienda e dei Sindacati.

L’azienda Toksoz presenta le linee guida del nuovo piano industriale 2020-2024 che prevede anche il trasferimento di produzioni dalla Turchia: la produzione delle creme spalmabili e delle tavolette ed il rientro della produzione degli ovetti affidato a ditte esterne.

Si parla quindi di investimenti sullo stabilimento produttivo, anche se si fa menzione di una necessaria riorganizzazione delle attività.

Gli investimenti dovrebbero avvenire anche sul personale aziendale, ma viene richiesto l’intervento tramite ammortizzatori sociali, per i quali il Ministero del Lavoro convocherà a breve le parti per l’accesso alla Cigs per crisi aziendale e riorganizzazione, cambiando la causale della precedente Cigs per cessazione.

Quindi non investimenti immediati sostenuti da Toksoz, ma una situazione che vedrà posticipato il rientro occupazionale totale appoggiandosi su altri periodi di Cassa Integrazione.





La Sottosegretaria Todde ha dichiarato che: «Dall’incontro di oggi emerge un quadro positivo in quanto l’azienda ha riconosciuto il valore dello storico marchio del Made in Italy e ha confermato il proprio impegno a rilanciare il sito di Novi Ligure, ampliando le produzioni e salvaguardando i lavoratori», mentre l’Assessore regionale al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino dichiara che, «se il progetto verrà instradato su un piano industriale che verrà ritenuto solido, la Regione Piemonte è disposta a sostenerlo con tutti i mezzi che ha a disposizione, ma a due condizioni imprescindibili: che vengano attuati investimenti sul territorio e che siano tutelati e mantenuti i posti di lavoro».

Ma quello che mi ha stupito nel leggere il resoconto del tavolo è che non ho trovato dati sull’entità degli investimenti nominati da Toksoz, non gli ho trovati perché non esistono, in quanto l’azienda non ne ha portati e la discussione dei punti più concreti ed economici è rimandata a data da destinarsi.

Inoltre bisogna verificare se funzionerà il coinvolgimento richiesto alla ditta Spes di Torino e al gruppo Optima e se porterà ad un effettivo aumento nella produzione.

Secondo il deputato Federico Fornaro (LeU) “Un continuo tira e molla in questa lunga vertenza, almeno secondo me la verità è che il futuro dei lavoratori è ancora assolutamente incerto. Ripeto questo piano, secondo me, è solo un libro dei sogni, è pieno di buone intenzioni, però mancano le cifre relative agli investimenti che la proprietà dice di voler fare”.





In definitiva è positivo il ritorno delle linee di produzione dalla Turchia e il cambiamento di politica industriale di Toksoz, ma manca ancora la chiarezza sulla sostenibilità del progetto e sull’effettivo reiserimento di tutti i lavoratori nell’attività, lavoratori che per ora vedono solo trasformare la causale della Cassa Integrazione da “per cessazione” a “per crisi”.

Al prossimo tavolo, dunque e, visto l’avvicinarsi delle Festività, ogni volta che i nostri sguardi incroceranno un prodotto PERNIGOTTI sugli scaffali pensiamo a che destino attende i dipendenti e a quante famiglie novesi temono di restare senza stipendio.

Ci sono ancora domande che attendono risposta, una risposta che, per ora, nessuno ha trovato.





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Novese di nascita, genovese per amore. Laureata in informatica. Vivo in equilibrio tra il lavoro di formatore, il tentativo di creare software senza errori, la lotta alle ingiustizie sul lavoro e la passione per la storia e condivido tutto con mio marito e mio figlio.

Inguaribile possibilista del Comitato Full Monty di Genova.

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