Ieri l’ennesima tragedia sul lavoro. Un’altra vita che si interrompe, improvvisamente. E la causa è sempre la stessa, la sicurezza.

Il 2018 è, senza dubbio, uno degli anni più neri che già nei primi tre mesi ha registrato un incremento del 16% rispetto allo stesso periodo del 2017.

A nemmeno un semestre concluso si può dire che non sia trascorso un solo giorno senza che almeno una persona abbia perso la vita sul luogo di lavoro.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna, quotidianamente attento nel registrare ogni incidente accaduto, restituisce una media ancor più allarmante: 2 morti al giorno.

Questo improvviso innalzamento è innegabile sintomo che qualcosa non stia chiaramente funzionando come dovrebbe.

Se c’è meno sicurezza nei luoghi di lavoro è evidente che le ragioni non siano solo da ricercare nelle responsabilità di chi infrange le regole ma anche in quelle delle Istituzioni che devono garantirne e monitorarne una rigorosa applicazione.

Il Jobs Act ha creato uno stallo funzionale in tal senso lasciando allo sbando l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, sua stessa creatura ottenuta dalla fusione degli ispettorati Inail e Inps.

Mancano le risorse economiche per le cosiddette “missioni ispettive” e, come se non bastasse, i meccanismi di attuazione delle stesse si sono complicati (e rallentati) a causa dell’obbligatorio passaggio attraverso commissioni regionali mensili che deliberano gli elenchi delle ispezioni da eseguire.

Una procedura che di fatto limita il raggio d’azione delle unità ispettive, costringendole a fare in un mese ciò che prima poteva essere fatto in un solo giorno.

È quindi necessario mettere mano con urgenza a queste “falle di sistema”, ridestinando le risorse economiche sottratte e incrementandone di nuove per potenziare l’azione degli organi ispettivi; ma è necessario anche semplificare le procedure di attuazione, abolendo sistemi come quello delle commissioni mensili e restituendo autonomia decisionale e operativa alle sedi territoriali degli ispettorati.

Occorrono “task force” dedicate a quei luoghi “sensibili”, siano essi temporanei o insediamenti produttivi, che attuino un monitoraggio costante nel tempo.

Ridefinendo il sistema, rendendolo snello e funzionale, e attuando una seria politica di inasprimento delle pene e delle sanzioni per chi non rispetta le regole, che qui valgono delle vite, sono certo si potrà mettere un brusco stop a questa improvvisa inversione di tendenza in negativo e riprendere un serio trend di diminuzione degli incidenti mortali sul lavoro. Questo deve essere un obiettivo comune e prioritario.

Ma superando il problema della “sicurezza” non dobbiamo dimenticare anche gli effetti legati all’eccessivo precariato; effetti che generano un continuo ricambio delle maestranze producendo una degenerazione delle professionalizzazioni in una mera ottica di risparmio economico e sfruttamento del lavoro a basso costo.

Non è accettabile perseguire queste logiche. Si deve garantire lavoro, professionalizzare le persone e dare continuità ai loro percorsi, in tutti gli ambiti lavorativi e a qualsiasi livello.

Infine, non meno importanti, ci sono i subappalti, una forma assolutamente lecita che, però, si trasforma spesso in scelte del tutto inaffidabili e la causa, il più delle volte, è sempre legata all’ottica del risparmio economico le cui radici si trovano quasi sempre nella formula appaltante iniziale: “il massimo ribasso”.

La formula del “massimo ribasso” andrebbe abolita, sostituendola con la formula di “equo ribasso” per la quale l’offerta non possa in alcun modo scendere al di sotto di determinati parametri quali, ad esempio, i costi vivi dei materiali, delle attrezzature specifiche, delle professionalità necessarie, solo per citarne alcuni.

Per iscritto sembrano cose ovvie, forse banali, ma per come stanno le cose oggi purtroppo non è così e il continuo perpetrarsi della prima logica è l’innesco naturale di molte problematiche, comprese quelle legate alla sicurezza e capacità professionali.

Messo tutto insieme è chiaro che l’azione debba essere su più fronti ma l’obiettivo è sempre lo stesso: lavorare, lavorare bene, lavorare sicuri.

Queste sono le uniche chiavi per un investimento serio e responsabile: le nostre vite.

Il mio è un piccolo e modesto contributo; ma non si smetta di parlarne, non si smetta di pensare che le cose possano cambiare.

Non sarà il 2018 ma non è nemmeno utopia; sono, solo, #giornimigliori .

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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