Non è trascorso nemmeno un giorno dal via libera del Mise alla gara di FS su Alitalia che Trenitalia attua già le prime modifiche alla circolazione. E chi sacrificare se non Genova?

A partire dal prossimo 9 dicembre il Frecciargento delle 6.10 non porterà più a Roma Termini ma fermerà a Tiburtina, in favore del suo nuovo capolinea assegnatoli: Fiumicino.

Non che fosse concorrenziale come fascia oraria, nemmeno conveniente dal punto di vista tariffario, ma almeno ci garantiva di essere nel centro di Roma in poco meno di quattro ore; ed era l’unico a farlo.

Di questo passaggio se ne poteva intuirne già ieri sera dalla notizia di Repubblica (la leggete qui) in cui si riportava “Le due nuove corse AV su Fiumicino Aeroporto da e per Genova, La Spezia, Pisa, Firenze si aggiungeranno alle attuali quattro corse da e per Venezia” 

 Le due nuove corse AV su Fiumicino Aeroporto da e per Genova, La Spezia, Pisa, Firenze si aggiungeranno alle attuali quattro corse da e per Venezia

E così è stato, in meno di 24 ore e decidendo il tutto in totale autonomia senza preavvisare (gesto di cortesia perché non è comunque tenuta a farlo) Regione Liguria che ne ha appreso il tutto a cose fatte.

All’ira di Toti, giustificabile, vorrei però rammentare le tante strette di mano, i sorrisi e la fierezza con cui meno di un anno fa, a gennaio, proclamava, tronfio, le firme sul contatto di servizio e le promesse ricevute da Trenitalia. Ma glielo ricordo, davvero, con tenerezza e nella speranza che abbia compreso la lezione.

Ora, dal momento che l’evidenza dei fatti dimostra che Genova e la Liguria restano di fatto “sacrificabili” alle più disparate cause, come la mascherata statalizzazione di Alitalia per mezzo di FS (che, probabilmente, costerà cara ai pendolari) o come i condoni per Ischia (ormai città gemellata ad honorem con Genova), cerchiamo, almeno, di riportare un certo equilibrio fra il “dare” e “l’avere”.

Siamo ormai nel 2019 e non solo non abbiamo ancora completato il raddoppio ferroviario a ponente, ma non abbiamo nemmeno più i fondi per farlo grazie all’improvvisa scomparsa dei 15 milioni necessari dal DEF.

E mettiamoci anche che ad oltre 10 anni dalla sua progettazione, l’atteso “nodo ferroviario” è ancora fermo al palo.

Aggiungiamoci l’ammodernamento della Genova – Milano, il quadruplicamento della Pavia – Rogoredo, la Genova-Acqui e infine, come contorno, blatte non paganti sui sedili delle carrozze, ritardi, guasti, soppressioni, etc.. 

Scusate, dimenticavo le bevande: il 30% di treni in meno con allerta gialla e il 50% in meno con allerta rossa.

Insomma, una ricetta corposa con la quale, allo stato delle cose, sarà forse il caso di dedicarsi meno all’immagine, alle propagande, e più alla concretezza presentando il conto a governo e FS; chiedendo a gran voce che è giunta l’ora di servire Genova e la Liguria, ma bene e velocemente. Anche senza l’alta velocità.

Ecco, ora che Toti e Berrino non sorridono più, nella speranza che si siano resi conto che la politica d’immagine è e sarà sempre fallimentare, si attivino seriamente a portare questo piatto pronto a Genova, per Genova e per la Liguria.

La politica, quella concreta, si fa così. Tutto il resto è solo fuffa; ma da fare a casa o nelle bischerate fra amici e non sulla pelle dei cittadini.

  • Articoli recenti
Bio & info

Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

Twitter
Scrivimi
×
Autore

Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

Ti è piaciuto questo articolo?

Commenti

commenti