Il ghiacciaio Planpincieux, sorvegliato speciale da ieri, verrà monitorato con uno speciale radar che sarà installato domani e ne potrà controllare 24 ore su 24 ogni minimo movimento.

Cresce in Valle d’Aosta l’allerta per il ghiacciaio Planpincieux sul Monte Bianco, che rischia di cadere nella Val Ferret.

Da domani l’osservazione dei 250 mila metri cubi in bilico a oltre 2.000 metri di quota sarà affidata a un radar che ne potrà captare tutti i movimenti, giorno e notte, avvertendo immediatamente la centrale operativa dell’imminente crollo.





La speranza arriva ora dalla neve prevista nelle prossime ore.

E dal sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, che ha incontrato abitanti e esercenti della valle, la rassicurazione che “non c’è alcun ghiaccio che può cadere su Courmayeur, non sta cadendo il Monte Bianco, non c’è alcun pericolo per la popolazione. Siamo di fronte a un fenomeno glaciologico definito” ma, ha detto “al momento non c’è la possibilità di definire quando finirà l’allerta”.

Da venerdì, ha annunciato poi il primo cittadino, sarà resa disponibile una “viabilità alternativa di accesso alla Val Ferret” tramite una pista sicura, riservata ai residenti e ai titolari di attività nella zona.

Una situazione tanto delicata da entrare nell’agenda dei lavori dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, attraverso le parole del premier Giuseppe Conte: “La notizia che un ghiacciaio sul versante del Monte Bianco rischia di collassare – ha detto – è un allarme che non può lasciarci indifferenti. Deve scuoterci tutti e mobilitarci”.

Qualche speranza di rallentamento della massa, che scivola a una velocità di oltre mezzo metro al giorno, arriva dalle previsioni meteorologiche.

Nelle prossime ore è attesa infatti una perturbazione che porterà sul Monte Bianco un po’ di neve e soprattutto temperature più fredde: lo zero termico potrebbe lambire almeno per qualche ora la quota del ghiacciaio.

“Questo è un ghiacciaio temperato, che si trova a quote più basse, ed è influenzato dalle temperature: un abbassamento della temperatura potrebbe aiutarci a evitarne il crollo”, conferma Jean-Pierre Fosson, direttore della Fondazione Montagna sicura.

I movimenti futuri sono però ancora tutti da scoprire.





“Nessun modello scientifico ci può dire oggi se e quando ci potrà essere questo distacco; possiamo solo prevedere quale sia l’area interessata nel caso in cui avvenga il crollo”, spiega Raffaele Rocco, coordinatore regionale del Dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio ed esperto in emergenze idrogeologiche.

Ecco perchè e’ urgente dotarsi di uno strumento di allerta come il radar.

“Abbiamo scelto un atteggiamento precauzionale, ma questo non significa che si prevedono scenari apocalittici”, aggiunge Rocco. “Sono state prese tutte le precauzioni per evitare situazioni negative”.

Nel frattempo, oggi, sono stati molteplici i distacchi di piccole porzioni del ghiacciaio verso valle, come si può vedere anche dalle riprese effettuate dall’agenzia Local Team nel video qui sotto:

Da una parte c’è anche la speranza che questi micro distacchi proseguano, in quanto gli impatti generati non creerebbero alcuna problematica e contribuirebbero, comunque, a diminuire la massa complessiva del ghiacciaio a rischio crollo.

L’esperto glaciologo e climatologo, Carlo Barbante, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in un’intervista all’AGI, ha detto che “quando quell’enorme pezzo di ghiaccio franerà definitivamente a valle, è molto probabile che seguiranno altri rovinosi crolli finchè il ghiaccio scomparirà del tutto”.





E’ questo lo scenario, descritto dall’esperto, rispetto a quanto sta succedendo alla parte del ghiaccio Planpincieux.

“Lo sappiamo da tempo che questi 250mila metri cubi sono destinati a crollare e probabilmente lo faranno dando vita a una frana. Ora bisogna capire, in base alla pendenza, in che modo franerà e se esiste il rischio concreto che enormi pezzi di ghiaccio finiscano sulle abitazioni a valle”.

Secondo Barbante, inoltre, i pericoli non cesseranno al seguito della frana a valle:

“Questo creerà un’ulteriore situazione di instabilità. Quando verrà a mancare questo pezzo di ghiaccio che per molto tempo ha fatto da tappo e da sostegno a quello sovrastante, potrebbero verificarsi diverse altre frane”.

Sul destino del ghiaccio franato, ha proseguito Barbante, si ipotizza che “si scioglierà molto lentamente andando a finire nella Dora, poi nel Po e infine nell’Adriatico”.

Auspicando che l’abbassamento delle temperature, congiuntamente all’arrivo della stagione fredda, possano quantomeno rallentare il processo franoso e il successivo scioglimento, Barbante ricorda che il Monte Bianco non è l’unico a rischiare di perdere i suoi ghiacci.

Secondo le stime, entro fine secolo tutto il ghiaccio che si trova nelle vette sotto i 3.500 metri di altezza è destinato a scomparire, come ad esempio alla Marmolada sulle Dolomiti.





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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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