C’è qualcosa di malsano nelle regole del calcio, nel “sistema”; lo penso da anni ormai.

È uno dei motivi per cui non sono certo il migliore dei tifosi. E nemmeno il migliore degli sportivi, facendo un po’ di ironia sulla mia fisicità, a meno che non si tratti di sport “da tavola”.

Ironia a parte, il problema è serio.

La Lega Serie A decide il recupero della prima di campionato fra Sampdoria e Fiorentina fissando l’incontro alle 17 di mercoledì 19 settembre.

A colpo d’occhio non è difficile intuire che qualcosa non quadra; basta associare due soli fattori che accomunano la disputa: Genova e l’orario. Le 17, appunto.

Da questi due fattori comuni si possono combinare tutta una serie di concause negative che mal si incastrano in una situazione emergenziale come quella che Genova sta vivendo.

Certo, l’orario è di per sé già sfavorevole per chiunque voglia essere spettatore dal vivo dell’incontro in un giorno infrasettimanale, ma è solo l’ultimo dei problemi.

Siamo una città spezzata, divisa in un quadrilatero sui rispettivi punti cardinali. Una viabilità compromessa e complessa; difficile fruirne, difficile gestirne i flussi.

Una viabilità che, guarda caso, negli orari di punta si paralizza dilatando in maniera esponenziale quelli che, fino a un mese fa, erano gli archi temporali consueti alle nostre abitudini, ai nostri tempi di percorrenza.

Una viabilità che sta impegnando le istituzioni e gli enti locali nel tentativo disperato di allentare quel groviglio di mobilità al limite dell’impraticabile.

Mezzi pesanti, autoveicoli, trasporto pubblico, trasporto ferroviario, deviazioni autostradali, stravolgimenti della viabilità urbana, sensi di marcia modificati. Intere arterie cruciali non più percorribili.

Questa è la Genova del dopo Morandi, in solo una delle sue difficoltà di questa emergenza.

Ma ci sono delle regole, dice la Lega Serie A: non si può disputare alcun incontro in concomitanza di altri della Champions o Europa League.

E chi se ne frega!

Scusate la schiettezza. Ma sapete; dal giorno del lutto nazionale in cui Sua Maestà “Il Calcio” ha ritenuto non necessario procrastinare l’intero campionato limitandosi nel “concedere” a Genoa e Sampdoria di non disputare i rispettivi incontri, mi sembra l’interiezione più delicata che possa, a mia volta, concederle.

Genova non può permettersi di destinare risorse preziose per 90 minuti d’interessi economici, di regole televisive.

Alle 17 Genova è nella consueta paralisi; la sua Polizia Municipale impegnata nel districarla. I servizi di emergenza sono impegnati a garantire assistenza alla popolazione. La popolazione è impegnata a combattere e risolvere i problemi di un’emergenza più grande di loro, più della fede calcistica.

Per quel che mi riguarda, e spero di non essere il solo, Genova non ha tempo per voi, per le vostre arroganti regole, per il vostro scarso buon gusto e rispetto.

Mi auguro che intervenga la Prefettura; che si obblighi lo svolgimento dell’incontro in orario serale o che se ne impedisca definitivamente la disputa costringendo Sua Maestà a fissare un’altra data. C’è tempo fino a Giugno, almeno.

Novanta minuti di gioco possono rappresentare una parentesi per distogliere lo sguardo dalle tante problematiche quotidiane, ma prima di esser tifosi siamo genovesi e, in questo momento, quei 90 minuti non sono di aiuto a nessuno, meno che meno alla città.

Le Vostre regole, Maestà, non sono la nostra emergenza; sono solo la Vostra arroganza.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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