L’operazione “veloce” della ferrovia Genova-Milano scattò più o meno a novembre del 2015 con gli annunci di Giovanni Toti e Roberto Maroni. Oggi cosa è cambiato? Nulla.

La “promessa” politica era quella di ridurre i tempi di percorrenza ad un’ora per collegare i due capoluoghi nonostante si sapesse benissimo che non era tecnicamente possibile farlo per il semplice motivo che occorre potenziare la tratta, non nel senso di aggiungervi treni ma di mettervi mano con adeguamenti infrastrutturali necessari per poter aumentare velocità di percorrenza e, solo successivamente, un’eventuale frequenza dei convogli se venisse anche completato il quadruplicamento della tratta Milano Rogoredo – Pavia.

Di questi adeguamenti ancora oggi non c’è traccia nei piani di investimento infrastrutturali di RFI così come non ve ne è traccia nei programmi del MIT di Del Rio.

Intanto, proprio oggi, una nuova disavventura è toccata agli oltre 600 viaggiatori dell’Intercity 652 (La Spezia – Milano Centrale), il convoglio più utilizzato in assoluto dai pendolari della Genova-Milano.

All’altezza di Rapallo i primi segni di cedimento con un’andatura tutt’altro che regolare che però non è bastata per giustificare un cambio di locomotore una volta giunto a Genova. Così, imbarcati i passeggeri, è ripartito alla volta di Milano arrancando per Fegino fino ad arrestarsi completamente nella galleria Ronco. Una lunga sosta senza aria condizionata e senza luce poi, agonizzando, il convoglio si è trascinato a passo d’uomo fino alla stazione di Ronco Scriva e lì è stato definitivamente soppresso.

Il “soccorso” di Trenitalia è consistito nel fermare appositamente a Ronco Scrivia l’IC656 proveniente da Ventimiglia, altro treno battutissimo dai pendolari di ponente, per effettuare una “mission impossible”: far salire gli oltre 600 viaggiatori su un convoglio altrettanto pieno. Inevitabile per molti la rinuncia a proseguire il viaggio e fare marcia indietro con il risultato di una giornata di lavoro persa. I più irriducibili, invece, hanno fatto ingresso a Milano Centrale con 58 minuti di ritardo, alle 9.20.

Una beffa nella beffa perché l’approccio di Trenitalia a questo “incidente” ha davvero del ridicolo.

E’ inspiegabile il perché a Genova non sia stato sostituito il locomotore pur avendone almeno tre di riserva in parcheggio, così come è altrettanto inspiegabile non averne fatto partire uno in soccorso all’IC652 una volta fermatosi nella galleria Ronco.

Ma gli “incidenti” sulla Genova-Milano sono oramai qualcosa che da anni hanno abituato i nostri pendolari; ormai soccombere all’inefficienza è più uno stile di vita, anche se forzato.

Quasi fa poca rabbia se non fosse che, a far davvero rabbia, sono le “promesse” mancate di una politica attentissima a fare comunicazione accendendo i riflettori sulle proprie vetrine e passerelle fino a quando non c’è un nuovo argomento da enfatizzare spostandovi tutta l’attenzione e lasciando quello precedente su “un binario morto”.

La “Freccia Padana” (così la battezzarono Toti e Maroni), scoccata il 28 dicembre del 2015 con tanto di viaggio inaugurale in pompa magna e che prometteva ben sette collegamenti giornalieri entro un anno, deve essersi incagliata da qualche parte.

Chissà, magari  la troveremo fra Tortona e Pavia al diradarsi della nebbia oppure incastonata nei mattoni di qualche galleria.

Ah, non cercatela nella Ronco; pare sia stata attentamente osservata questa mattina da oltre 600 persone.

Trovatemi traccia, ve ne prego, del famigerato “pressing” della giunta Toti sul Ministero e su RFI per vedere inserita la ferrovia Genova – Milano nei programmi di investimento infrastrutturali.

Fino ad oggi tanta fuffa e niente politica.

E allora lasciamo la fuffa a Toti mentre noi, occupandoci di politica ma soprattutto delle persone, chiederemo spiegazioni al Ministro Del Rio.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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Classe ’77, Operatore Tecnico Specializzato 118 e formatore BLSD e PTC, ex Portavoce Comitato Possibile 5.0 di Genova, orgogliosamente Possibilista.

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